Prodotti tradizionali della Valle d'Aosta |
La Valle d'Aosta, con un territorio ed una storia così particolari, non poteva non avere dei prodotti tipici molto caratteristici. Esplorare una regione significa, a nostro avviso, anche assaggiarne i sapori, gustarne le specialità, conoscerne l'artigianato, tutti prodotti strettamente legati al suo ambiente e alla sua gente.
| Vini e distillati | |
| Fontina ed altre specialità alimentari | |
| Prodotti artigianali |
Nella sezione Proposte trovate alcuni programmi alla scoperta della Valle d'Aosta, accompagnati da esperte guide locali, in cui abbiamo abbinato visite a siti storico artistici con degustazioni di prodotti tipici locali.
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La coltivazione della vite
nella nostra regione è stata introdotta probabilmente già in epoca romana. Nel
medioevo le colture erano ampiamente diffuse e la Val d’Aosta esportava il
proprio vino al di là delle Alpi, nel Vallese e in Savoia. L’esposizione
soleggiata del versante settentrionale della valle centrale, unito al clima
arido della regione, rendono varie zone della Valle assolutamente vocate alla
produzione viticola. Qui il territorio è profondamente segnato dalla presenza
di terrazzamenti ricavati con muretti
a secco, costruiti con Tra i vitigni più caratteristici ricordiamo il Prié Blanc, coltivato nei comuni di Morgex e la Salle, ai piedi del Monte Bianco, fino a 1.000 m di quota. Con questa uva, coltivata su piede franco, si producono anche spumanti, sia con metodo classico che con metodo charmat. Il Muscat de Chambave viene prodotto con uve moscato e vinificato per produrre un vino secco, molto aromatico ma diametralmente diverso dal moscato dolce piemontese. Il Torrette e l’Enfer sono ottenuti con uve Petit Rouge, un vitigno autoctono dai marcati sentori di piccoli frutti. Abbastanza diffuso, soprattutto nella media valle, è il Vien de Nus (o Gros Vien - in contrapposizione a Petit Rouge). Nella bassa valle prevale invece il Nebbiolo di cui esiste una varietà locale, denominata Picotentro. Sono coltivati anche vitigni internazionali come il Pinot noir, il Gamay e il Sirah. Ottimi risultati forniscono i bianchi come la Petite Arvine, il Müller-Thurgau e lo Chardonnay. |
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Le ricerche dello svizzero José Vouillamoz, biologo molecolare specialista in viticoltura, hanno evidenziato le parentele genetiche, l'originalità e l'antichità dei vitigni valdostani. La Valle d'Aosta si può fregiare di un unico DOC, il Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste DOC, con diverse sottodenominazioni. Non esiste alcun marchio IGP o IGT né, al momento, nessun DOCG. Recentemente sono stati inseriti fra i DOC valdostani 5 nuovi vitigni: il Moscato bianco (non più prodotto solamente a Chambave), il Traminer aromatico, il Gamaret, l'Erbaluce e il Vuillermin. Sono eccellenti anche i vini bianchi liquorosi, alcuni passiti, altri ottenuti da vendemmie tardive. Segnaliamo almeno l'eccellente Chambave Muscat flétri e il Nus Malvoisie flétri che non è in realtà una malvasia bensì una varietà di Pinot grigio. La Cave du vin blanc de Morgex e de La Salle produce anche piccole quantità dello speciale Chaudelune, ottenuto con uve bianche vendemmiate in tardo autunno, alle prime gelate, presto al mattino quando gli acini sono ancora ghiacciati. |
2008: l'offerta vinicola valdostana si arricchisce di una nuova proposta, lo spumante Seigneurs de Valleise, prodotto dalla cooperativa La Kiuva di Arnad. Si tratta di un brut giovane, dal perlage di media intensità e dotato di una gradazione alcolica intesa di 12,5 gradi. E' ideale come aperitivo ma si accompagna bene anche ad antipasti e piatti a base di pesce. Si aggiunge agli spumanti già prodotti dalla cooperativa Cave du vin blanc de Morgex et de La Salle e dall'Institut agricole di Aosta.
Nel 2008 sono stati quattro i
vini valdostani a fregiarsi del riconoscimento dei
Tre Bicchieri
assegnati dalla Guida dei
Vini d'Italia 2009, a cura del Gambero Rosso e
Slow Food:
- Référence 2006 - Brégy & Gillioz Podium
- Valle d'Aosta Chardonnay Cuvée Bois 2006 - Les Crêtes
- Valle d'Aosta Chardonnay Élevé en Fût de Chêne 2007 - Anselmet
- Valle d'Aosta Fumin 2006 - F.lli Grosjean
La
Guida Vini d'Italia 2010 del Gambero Rosso, autentico
riferimento del settore, conferma la continua crescita qualitativa
dell'enologia valdostana, assegnando i tre bicchieri (il massimo
riconoscimento) a sei etichette della regione, due in più rispetto al 2009.
I vini menzionati sono: lo Chambave muscat flétri Passito 2007 di
La Vrille, vino da meditazione ricavato dai grappoli migliori del
moscato bianco, lasciati appassire in particolari ambienti, dal profumo
intenso e aromatico, con note di fiori e di miele; lo Chardonnay cuvée
bois 2007 di Les Cretes, dal colore giallo dorato, dal profumo
prorompente ed intenso e gusto sapido e morbido; lo Chardonnay elevé en
fût de chêne 2008 della Maison Anselmet, vino fermo ottenuto da vitigno
100% Chardonnay, affinato quasi un anno in barrique; il Fumin Esprit
Follet 2007 de La Crotta di Vegneron, vino speziato e delicato, ottenuto
dal vitigno autoctono Fumin; il Fumin vigne Rovettaz 2007 dei
fratelli Grosjean, vino di colore porpora intenso, sapore asciutto
strutturato, adatto per lungo affinamento in bottiglia; il Pinot gris
2008 de Lo Triolet, dal colore giallo paglierino con riflessi dorati,
profumo intenso e speziato e gusto secco, caratterizzato da sentori di
frutta.
Citiamo anche l'enoteca L'uva e un quarto in Corso Padre Lorenzo ad Aosta, premiata a Golosaria 2010 come miglior enoteca italiana del 2009. L'Enoteca, che ha dato nuova anima alle vecchie mura della Macelleria Valle, si trova a due passi dalla piazza Chanoux di Aosta ed è gestita dal sommelier A.I.S. Roberto Jacquemod.
Per ulteriori informazioni sui vini DOC valdostani, rimandiamo al sito de Il vinaio, realizzato dall'eccellente enologo e viticultore Giulio Moriondo. Agli appassionati raccomandiamo inoltre la lettura del volume di Giulio Moriondo Vina excellentia, appassionato e documentato testo sulla lunga storia della viticoltura valdostana.
Fra i nostri link trovate anche i siti dei viticoltori locali reperibili in rete.
A Donnas è stato realizzato un museo del vino che documenta, anche con strumenti tradizionali, tutte le fasi della coltivazione della vite e della lavorazione del vino.
VINO E' CULTURA Per assaggiare i vini valdostani, magari accompagnati dagli altri prodotti DOP della regione, vi proponiamo i nostri programmi in cui abbiniamo visite ai castelli o escursioni nel Parco con degustazioni nelle migliori cantine della Valle.
La Valle d'Aosta vanta una grande tradizione nella produzione di distillati,
in primo luogo della grappa. La nostra è - credo - l'unica
regione in cui sia autorizzata, con una particolare regolamentazione
regionale, la distillazione delle vinacce per il consumo familiare. La
distillazione avviene a novembre-dicembre, quando le vinacce sono ormai
totalmente fermentate, con alambicchi tradizionali e secondo tecniche
antiche e quasi rituali. Il risultato è un'acquavite dal gusto secco e dal
profumo caratteristico. Oltre alla produzione domestica, sono diverse le
distillerie che proseguono nella tradizione ma su scala industriale.
Particolari sono le grappe monovitigno di uve autoctone.Ottime e numerose anche le grappe aromatizzate con erbe di montagna, piante officinali o frutti. Notissimo anche lo Génépy, ottenuto dall'infusione in alcol per 40 giorni dello genepi (genepi nero = > Artemisia genipi o Artemisia spicata; genepi bianco = Artemisia umbelliformis o Artemisia mutellina), piccola pianta pioniera che colonizza le morene ed i macereti di alta montagna (la sua raccolta è regolamentata ed oggi viene anche coltivata). L'infuso viene poi diluito con una soluzione zuccherina per ottenere un liquore, più o meno dolce, di 40°-45°. Lo génépy, dal gusto molto aromatico e lievemente amarognolo, contiene un principio attivo con proprietà digestive. |
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In questa sezione descriviamo brevemente alcuni dei principali prodotti della nostra tradizione.
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Le origini di questo formaggio sono molto antiche e diverse località ne rivendicano i natali. Tra questi, l’alpeggio Fontin, nel comune di Quart, poco lontano da Saint-Barthélemy. Fontaine, che significa sorgente, è tuttavia un toponimo molto diffuso, con numerose varianti, e non ci sono, allo stato attuale delle conoscenze, prove certe sull’origine di questo capolavoro nostrano. Questo formaggio si presta in maniera eccellente a molteplici preparazioni gastronomiche. Molte ricette sono autenticamente tradizionali, quali la seuppa valpellenentze, la seuppa di Cogne, la polenta concia, altre sono invece invenzioni recenti che di valdostano hanno solo il nome, come la bistecca o la pizza “alla valdostana”. |
Il concorso annuale Modon d'or 2008 che premia la migliore Fontina d'alpeggio, è stato vinto da Rino Favre, proprietario dell'azienda agricola Les Crêtes di Doues. La sua fontina, prodotta nell'alpeggio Cheserie, per pochi centesimi non si è aggiudicata anche la Grolla d'oro - formaggio d'autore - il migliore formaggio d'Italia.
Numerose informazioni sono reperibili sul sito del Consorzio produttori fontina e tutela della DOP.
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Disciplinare di produzione della fontina DOP. La Cooperativa produttori latte e
Fontina è nata nel 1957 per raccogliere, stagionare e commercializzare la fontina, prodotto che richiede cure ed
attenzioni particolari per la sua corretta maturazione e conservazione. Recenti ricerche hanno evidenziato come la Fontina, in particolare quella d'alpeggio, abbia eccellenti qualità nutrizionali, con preponderanza di grassi a catena corta, buona presenza di Omega-3 e Omega-6, una composizione di acidi grassi tale da non avere effetto colesterogenico. L'ottimo rapporto Calcio/Fosforo la rende inoltre ideale contro l'osteoporosi, per le donne in gravidanza e per i bambini. La cooperativa commercializza anche una fonduta alla valdostana, già pronta, in lattina e delle sottilette di fontina. Recentemente la Plasmon, dopo aver visionato tutta la filiera di produzione, ha messo in commercio un omogeneizzato alla Fontina. |
La fontina non è l'unico formaggio tipico della Valle d'Aosta. Un altro prodotto, una sorta di toma, ha oggi la denominazione di Vallée d'Aoste Fromadzo (letteralmente "formaggio" in patois). E' un formaggio a base di latte di mucca, proveniente da due mungiture, in parte scremato per affioramento, al quale si può aggiungere una piccola quantità di latte caprino. Ha un aroma particolare di erbe e fiori di montagna e un sapore caratteristico, fragrante, più dolce da fresco e più saporito e quasi piccante quando è stagionato. Può essere aromatizzato con bacche di ginepro o semi di cumino o di finocchio selvatico. Il peso della forma varia da 1 a 7 kg, la stagionatura dura da 2 a 14 mesi. La quantità di grasso può essere inferiore al 20% nel tipo magro, o compreso fra il 20 e il 35% nel tipo semi-grasso. Essendo meno grasso della Fontina, questo formaggio poteva essere conservato più a lungo, inoltre, la panna che affiora naturalmente dopo 12 ore di riposo, permetteva di produrre del burro utile per il consumo della famiglia e per la vendita.
Nella valle del Lys si produce la Toma di Gressoney, divenuto ormai un prodotto di nicchia, al punto da essere difeso da uno dei circa 200 Presidi Slow Food italiani, progetti che sostengono i prodotti gastronomici di eccellenza da salvare. La Toma di Gressoney è prodotta infatti in quantità molto limitata (circa 4.000 forme all'anno), prevalentemente nel periodo estivo, e non è facilmente reperibile sul mercato. La forma è piccola (15-30 cm di diametro), relativamente alta (5-20 cm), con scalzo leggermente convesso, il peso è compreso tra 1 e 7 kg. La tecnica di produzione è simile a quella del fromadzo – e delle tome prodotte in altre regioni – utilizzando il latte di due mungiture, parzialmente scremato. Il latte deve essere coagulato ad una temperatura di 34-36°C, con caglio naturale, sfruttando lo sviluppo spontaneo della microflora casearia. Segue la rottura della cagliata con innalzamento della temperatura ad almeno 45°C. La massa caseosa, collocata in fuscelle dette "fèitsouëre", può essere sottoposta ad una leggera pressatura cui segue il rivoltamento, effettuato 3-4 volte nelle 24 ore. La salatura si esegue a secco o in salamoia; la salatura a secco avviene inizialmente a giorni alterni per ridursi in seguito lungo un periodo complessivo di 20-30 giorni. La pulitura della forma si esegue con un panno imbevuto in una soluzione di acqua e sale. Stagiona 3 o 4 mesi su assi di legno in cantine o grotte, ma si presta benissimo all’invecchiamento: perfettamente integra anche dopo 3 anni, le sue caratteristiche organolettiche si esprimono al meglio dopo 18-24 mesi di affinamento. Quella di Gressoney si distingue dalle altre tome per le caratteristiche organolettiche uniche, dovute al fatto di essere prodotta con latte crudo, munto a mano, di bovine appartenenti ad una razza autoctona, senza l'ausilio di fermenti lattici selezionati, utilizzando tecniche di caseificazione secolari e attrezzature tradizionali.
La differenza rispetto alla fontina, prodotta in alpeggi di grandi dimensioni con oltre un centinaio di capi bovini, discende da un diverso sfruttamento del territorio, caratteristico della cultura walser. Come per il fromadzo, la lavorazione della toma di Gressoney consente di produrre dell’ottimo burro, un tempo più redditizio del formaggio.Il Bleu d'Aoste, formaggio erborinato a pasta morbida, premiato con la medaglia d'oro alle "Olimpiadi dei formaggi di montagna" del 2005, è un prodotto recente che ha conquistato immediatamente l'apprezzamento degli esperti e del mercato. Prodotto dalla Centrale Laitiere d'Aoste, il Bleu è prodotto esclusivamente con latte valdostano degli allevamenti situati al di sopra dei 700 metri di altitudine. La sua stagionatura, ottenuta attraverso l'utilizzo di muffe, richiede tra i 90 e i 120 giorni.
Caratteristico della bassa Valle d'Aosta è il salignun, una ricotta aromatizzata con erbe o spezie, talvolta arricchita con latte o panna. La "morte sua" è con le patate bollite (rigorosamente "perbouli-e", cioè cotte con la buccia!).
Il settore ovi-caprino in Valle d'Aosta conta circa 5.000 capre e 2.500 pecore e produce 325 mila litri di latte all'anno, corrispondenti a 39.000 chili di formaggio. Un marchio tutela i formaggi ovini e caprini prodotti in Valle d'Aosta secondo uno stretto disciplinare.
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In Valle d'Aosta gli apicoltori censiti sono quasi 700, per la maggior parte hobbisti o comunque con piccoli apiari e con una resa per arnia piuttosto limitata. Nel 2006 si contavano in tutta la regione 8.000 arnie con una produzione di circa 1.000 quintali di miele. |
L’autarchica economia di sussistenza che ha caratterizzato le nostre vallate fino a mezzo secolo fa, rendeva necessaria la conservazione domestica della carne dei rari animali che venivano macellati, in genere all’inizio dell’inverno. La fantasia dei nostri antenati ha così realizzato una serie di gustosi prodotti per utilizzare e conservare ogni parte dei preziosi animali.
La “bassa valle” (prima di Saint-Vincent) è molto scoscesa e i ripidi versanti rocciosi non hanno ripiani erbosi adatti all’allevamento dei bovini. Quest’area è coltivata prevalentemente a castagno e, specie in passato, era il regno delle capre. Ogni famiglia allevava almeno un maiale, alla cui dieta contribuivano anche le castagne che, si dice (e pare confermato da ricerche in corso), conferivano alla loro carne un gusto particolare. Non stupisce pertanto la forte tradizione di Arnad nella salumeria: insaccati, carni essiccate e l’ormai notissimo lardo.
Il lardo, ricavato dallo spallotto e tagliato in pezzi spessi almeno 3 cm, viene posto in salamoia con erbe aromatiche raccolte in zona ed è ancora oggi stagionato nei tradizionali doil (cassoni di legno di forma cubica). Per le sue peculiarità ha ottenuto la denominazione DOP.
L’ultima domenica di agosto si tiene ad Arnad la “Féhta dou lar”, sagra gastronomica di questo ormai rinomato prodotto.
Il boudeun è un insaccato fatto con patate lesse, lardo, sangue di maiale, sale e spezie. E’ un prodotto povero ma estremamente gustoso, da mangiare sia fresco (cotto) che stagionato (crudo). In alta valle il sangue è sostituito, totalmente o parzialmente, dalle rape rosse, coltivate per integrare la dieta delle bovine. Tra i nostri favoriti.
Le salsicce, come in varie altre regioni, si producono con carne macinata, lardo, (vino), sale e spezie. Le varianti sono numerose e, praticamente, ogni famiglia ha la propria ricetta. In alta Valle d’Aosta, dove l’ambiente è più adatto all’allevamento dei bovini, si utilizza la carne di mucca, in bassa Valle quella di maiale. Si trovano anche quelle miste. Vanno consumate dopo opportuna stagionatura, accompagnate preferibilmente da una fetta di pane nero e, naturalmente, da un buon vino rosso.
Il clima della regione, secco e ventilato, si presta all’essiccazione naturale del prosciutto. Saint-Rhémy-en-Bosses, piccolo comune ai piedi del Gran San Bernardo, vanta una tradizione secolare nella produzione del prosciutto crudo. Oggi questa tradizione si è tradotta nel prestigioso riconoscimento del DOP. Si tratta di un prodotto di nicchia difficilmente reperibile sul mercato.
Una curiosità: in Francia è celeberrimo le jambon d’Aoste, spacciato come prodotto italiano mentre si tratta di un prosciutto cotto industriale, prodotto a Aoste, comune francese dell'Isère.
La motzetta è fatta con carne bovina, equina o di camoscio, essiccata. I tagli vengono aromatizzati con spezie e erbe di montagna per circa tre settimane, quindi essiccati per 30-90 giorni secondo le dimensioni del pezzo. Ricorda la bresaola e non può mancare in un buon tagliere valdostano.
Esemplare nella strategia dell’utilizzo totale degli animali da allevamento, è il teteun, mammella di mucca salmistrata e cotta. Non storcete il naso a priori: tagliato a fettine ricorda la lingua bovina. Provatelo con una marmellata o una salsa agrodolce.
Molti di questi prodotti di salumeria sono oggi realizzati dalla Maison Bertolin di Arnad, un’azienda che utilizza tecnologie all’avanguardia al servizio di metodi e ricette artigianali, nel rispetto della tradizione.
Fortunatamente, molti di questi prodotti tipici sono oggi proposti dai migliori ristoranti tipici e agrituristici della regione.
Un tempo il pane era prodotto in Valle d'Aosta prevalentemente con segale o avena, coltivate anticamente fin oltre i 1.600 m di quota. I cereali erano lavorati e macinati in loco - ogni villaggio disponeva di almeno un mulino - poi, verso Natale, venivano cotti grossi pani nei forni collettivi. La panificazione avveniva una solo volta all'anno, i pani venivano disposti su apposite rastrelliere e conservati in locali di legno ben asciutti. Alcune forme - spesso a forma di galletto o di maschera - erano arricchite con castagne, fichi secchi e noci. Erano i dolci poveri di un tempo, detti Micca o Flantze.
L'ultimo prodotto, in ordine di tempo, inserito nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT), nella categoria piatti composti, è la Seupa à la Vapelenentse, un rustico ma saporito piatto unico a base di pane bianco raffermo (tipo 'brutto e buono'), Fontina, burro, cannella in polvere, brodo (preparato con carne e ossa di bovine, carote, cipolle, cavolo verza bianco, erbe aromatiche come alloro, rosmarino, salvia). Si prepara alternando in una pirofila alcuni strati di pane e di fontina. Si copre col burro e le spezie, si innaffia il tutto con il brodo e si mette in forno. La Seuppa à la Valpelenentze (letteralmente: Zuppa alla maniera di Valpelline) si può fare più o meno liquida, con innumerevoli piccole variazioni secondo il gusto personale e le consuetudini familiari.
Nella sezione Proposte trovate alcuni programmi di visita della Valle d'Aosta in cui abbiamo abbinato visite a luoghi storico artistici con visite a caseifici e cantine con degustazioni dei prodotti tipici locali.
Nella sezione Eventi segnaliamo le principali sagre eno-gastronomiche della regione.
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L’artigianato
rappresenta una delle espressioni più caratteristiche della Valle d’Aosta. La
produzione artigianale è diffusa, diversificata e raggiunge punte di autentica
eccellenza. Un tempo la realizzazione artigianale di attrezzi d’uso quotidiano era una costante in una società “autarchica” con limitati scambi commerciali. In particolare durante l’inverno, quando i lavori in campagna erano ridotti, venivano fabbricati in casa strumenti di lavoro, attrezzi d’uso domestico, giocattoli, tessuti, abiti, ecc. In legno si fabbricavano strumenti di lavoro (rastrelli, scale, botti, zanghere), oggetti per la cucina (piatti, cucchiai, scodelle, coppe, fasciere per la fontina, forme per il burro, ecc.), per gli animali (collari in legno per i campanacci delle capre) e per la casa (arcolai, telai), calzature (zoccoli, sabot), giocattoli (mucche, cavallini con le ruote, trottole) e tanto altro ancora. Spesso questi oggetti erano abbelliti da intagli. Le decorazioni più comuni erano costituite da disegni geometrici eseguiti col compasso, rosoni, ruote solari ed altri simboli di antica origine. Alcuni oggetti (stufe, mortai, pestelli, pentole) venivano realizzati al tornio, utilizzando la pietra ollare, una roccia tenera, di colore grigio-verde, diffusa in bassa Valle d’Aosta e nelle valli di Champorcher, Valtournenche, Val d’Ayas. |
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Ceste di tutte le dimensioni, gerle ed altri contenitori venivano realizzati intrecciando salici e, in alcune località, rami di nocciolo.
Caratteristiche della valle walser di Gressoney
sono le pantofole di stoffa (dette sock o pioun), Se un tempo la produzione era prevalentemente di oggetti d’uso pratico, oggi la maggior parte delle opere è rappresentata da sculture, pannelli scolpiti ad alto e bassorilievo, suppellettili ornamentali, oggetti decorativi come fiori realizzati con legno, pigne ed altri materiali naturali. I soggetti delle sculture a tuttotondo e dei pannelli sono spesso ispirati alle attività tradizionali e alla vita contadina. Molto presenti sono le figure animali o di santi. Pezzi unici molto belli sono talvolta ricavati con pochi colpi di coltello, utilizzando rami contorti, nodi o cortecce creati dalla infinità fantasia della natura e lavorati dall'azione del tempo. Gli oggetti tradizionali in legno intarsiato hanno solitamente perso la propria funzione pratica e vengono utilizzati prevalentemente come soprammobili. La produzione contemporanea si rifà ai modelli tradizionali, talora con rivisitazioni in stile più moderno, ma è sempre legata a stilemi locali. Alcuni artigiani svolgono questa occupazione per hobby, per molti è un’attività lavorativa complementare, in pochi sono professionisti a tempo pieno. La produzione affianca quindi opere semplici, in stile naïf o primitivo, ad altre più raffinate, fino a vere e proprie opere d’arte. |
Grolla e coppa dell'amicizia
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Entrambi questi oggetti si possono trovare sia in produzioni in serie, rifinite a mano, sia come pezzi unici, frutto di raffinate elaborazioni artistiche. |
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In Valle d’Aosta, già in epoca pre-romana erano sfruttate delle miniere di ferro. In passato esistevano numerose forge, sparse in tutta la regione. Gli oggetti in ferro andavano dai chiodi agli attrezzi agricoli, passando per chiavi, maniglie e serrature. Oggi sono ricercati attizzatoi ed altri strumenti per i caminetti.
Un’antica conceria era sita nel centro di Aosta, dove sorge l’attuale “Maison Savouret”, nei pressi della Tour de Bramafam. La produzione in cuoio, oltre a borse, calzature e cinture, comprende collari decorati per i campanacci delle mucche. |
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Un tempo anche i tessuti erano in buona parte prodotti in loco, utilizzando la lana e la canapa coltivata e lavorata in loco. In alcune zone si sono conservate alcune produzioni tradizionali. A Valgrisenche si continua a tessere il drap, un tessuto di lana grezza, realizzato a mano su antichi telai in legno. A Cogne le donne ancora sanno intrecciare complesse dentelles, i pizzi al tombolo la cui lavorazione venne introdotta nella valle durante il medioevo da monache cluniacensi. A Champorcher si continua la produzione di fini tessuti in canapa, anche qui su tradizionali telai in legno e corda. Nella località si osservano ancora, oltre a telai originali, i mulini dove la canapa veniva lavorata con lunghi e complessi procedimenti.
Per ammirare - ed eventualmente acquistare - pezzi della produzione artigiana valdostana, il momento ideale è la Fiera di Sant'Orso, che si svolge nelle vie del centro storico di Aosta, il 30 e 31 gennaio di ogni anno. Due domeniche prima si tiene nello storico borgo di Donnas la Fiera del legno, quasi un'anteprima della Sant'Orso aostana. Interessante e rappresentativa è anche la fiera estiva che, insieme alla Mostra concorso dell'artigianato, si tiene ad Aosta nel mese di agosto. Rassegne minori si svolgono in diverse località della regione. A Cogne, Valgrisenche e Champorcher alcune mostre permanenti permettono di apprezzare la produzione locale.
L'IVAT, Istituto Valdostano per Artigianato Tipico, ha allestito 5 forniti punti vendita nelle principali località turistiche della Valle d'Aosta. Da gennaio 2009 è aperto a Fénis, a due passi dal noto castello, il Museo dell'artigianato valdostano di tradizione (MAV) che espone oltre 850 pezzi di grande interesse.
Abbiamo elaborato dei tour della Valle d'Aosta che includono visite ad alcuni artigiani, disponibili a mostrare i propri atelier ed i propri lavori. Contattateci per informazioni.
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